16 Mag 2012
Perry Mason animalista per “il gatto grigio”
In preparazione
"Ogni prigioniero ha un amico, fuori, disposto ad aiutarlo ad evadere" da Jacques Futrelle "Il problema della cella n. 13"
12 Mag 2012
Nel tragico autunno del 1939, nel chiostro del convento di Nostra Signora delle Sette Pene, a Cracovia, viene uccisa con un colpo di pistola al cuore Madre Kazimierza. La religiosa, di famiglia aristocratica, godeva fama in tutta la Polonia di santità perché aveva ricevuto le stimmate, aveva continue visioni profetiche ed aveva fatto anche dei miracoli. Delle indagini che si prevedono delicate e difficili in quanto gli occupanti tedeschi vogliono far passare un omicidio per un incidente viene incaricato il capitano dei Servizi Segreti Martin Von Bora. Il giovane ufficiale è il tipico rappresentante dell’aristocrazia militare prussiana( è di Lipsia). Ne ha tutte le qualità : è serio, responsabile, corretto, rispettoso delle leggi e delle regole, fedele alla moglie Benedikta.
E’ un ardente patriota che ha combattuto i Rossi in Spagna e ha partecipato con entusiasmo alle prime fasi della guerra contro la Polonia.Questo soldato gentiluomo affronta il caso della “Badessa Santa” com’è suo costume con serietà e un pizzico di interesse: Madre Kazimierza non è solo un essere umano la cui esistenza è stata brutalmente troncata ma è anche “Lumen”, una donna che irradia Luce in uno momento storico denso di tenebre e che pone domande profonde sulla Vita e sulla Morte( e tutto ciò che è Metafisica non può non interessare un tedesco colto e raffinato qual è Von Bora). Ad aiutarlo in questo caso così complesso, interviene padre Malecki, un sacerdote americano di origini polacche che il Vaticano ha inviato da Chicago a Cracovia per “studiare” la supposta santità della badessa. Von Bora e Malecki sono molto diversi per età, cultura e visione del mondo, ma,dopo una d
isputa iniziale finita a suon di pugni, collaborano con lealtà.
Ma molteplici ostacoli intralciano la loro attività investigativa.. Von Bora deve occuparsi,infatti, degli affari amorosi del suo coinquilino, maggiore Retz, delle avances sessuali di giovani e meno giovani attrici polacche e del suo matrimonio infelice, delle ridicole(o tragiche?)dissertazioni eugenetiche del colonnello Schenk, dei massacri di partigiani ed inermi contadini polacchi compiuti dalle SS e persino delle efferatezze dei militari sovietici a Katyn. Quando il giallofilo, stremato, arriva alla soluzione del caso della Badessa Santa, lo invade la delusione più cocente : l’assassino è troppo prevedibile.
“Lumen” ,che segna il debutto letterario di Ben Pastor, è definito nella quarta un giallo: a mio modesto parere,non lo è. Gli mancano la suspense e l’essenzialità narrativa(troppi dettagli, descrizioni,personaggi ed avvenimenti “inutili”al racconto poliziesco).E’ invece un eccellente romanzo storico in cui l’autrice rivela la sua solida cultura, l’accuratezza delle sue fonti documentarie ed uno stile raffinato , senza cedimenti alla fiction oggi tanto di moda.
8 Mag 2012
Ho già scritto su questo blog che non faccio pazzie per Erle Stanley Gardner( e ancor meno per A.A. Fair), ma il romanzo che apparirà tra i Classici del GM nel prossimo mese di Giugno ” Perry Mason e il cane molesto” è davvero un capolavoro di inventiva e di abilità giuridica.
Nel contempo, la notizia mi ha fatto venire dei rimorsi. Erle Stanley Gardner e Perry Mason sono due grandi della Detection. Quindi, per farmi perdonare, non solo ho deciso di recensire”The case of the howling dog”-divenuto da noi ” cane molesto”- ma di analizzare anche quella che è la struttura narrativa sempre uguale a se stessa e sempre capace di incantare, che è alla base del successo di E.S.Gardner e del suo eroe.
I legal thriller di Gardner si compongonoo nella loro quasi totalità di due parti. La prima, di scuola americana, inizia con l’entrata nello studio di Mason del cliente( quasi sempre una donna giovane e bella, “Un’ereditiera bizzarra”, “la nipote del sonnambulo” etc) che non dice quasi mai la verità al suo avvocato tanto da provacare in lui il bisogno di rivolgersi al fido Paul Drake affinchè svolga indagini preliminari. Questa parte si chiude con l’arresto del cliente ad opera della Polizia.
La seconda parte, di scuola inglese,si svolge in Corte d’Assise. Qui Perry Mason, che parte sempre in posizione di svantaggio, si scontra con la Polizia e soprattutto con l’arcigno Procuratore Distrettuale Burger(o Drumm). Nel frattempo Drake e i suoi uomini indagano in modo serrato, la segretaria(nonchè eterna fidanzata) Della Street lavora con dedizione assoluta nello studio-trincea e Perry Mason indirizza tutte le sue conoscenze giuridiche ed energie intellettuali ed umane verso la ricerca del punto debole dell’Accusa. Trovatolo, ecco il colpo di scena finale. Il cliente viene assolto e Mason è pronto per un nuovo “case”(quello del gatto grigio, per esempio)
“Perry Mason e il cane molesto” fa parte delle eccezioni. Qui il primo cliente, Paul Cartright, viene a consultare l’avvocato Mason per due motivi: un testamento e un cane lupo( negli Anni Trenta “poliziotto”)che ulula di notte nella casa accanto.Cartright non dice tutta la verità, Mason teme di avere a che fare con un pazzo. Ancora di più diffida, quando il giorno dopo scompare misteriosamente. Senza volerlo, Mason si trova con un nuovo cliente, una donna, tale Bessie Forbes. La donna finisce in Corte d’Assise dove Mason dà il meglio di sè riuscendo a farla assolvere. A processo finito, la donna nello studio dell’avvocato, trova il cane Prince e….Doppio colpo di scena.
Assolutamente geniale!
NB Cfr ” Perry Mason e il trial procedural” di Sergio Agostinis FG n 24/ter pagg 20-25
5 Mag 2012
Pochi giorni fa Réne Barone ha annunciato a noi di 813 che Pierre Magnan era morto.La notizia mi ha rattristata, perchè Magnan è uno dei miei giallisti(e scrittori)preferiti. Di lui ho letto tutti e cinque i polizieschi in cui appare il simpatico ed umano commissario Laviolette. Quattro di questi romanzi sono apparsi in prima edizione nel Giallo Mondadori diretto allora da Gianfranco Orsi, l’ultimo “Il commissario innamorato”è stato pubblicato dalla casa editrice Robin.
Ambientati in Provenza( Magnan era nato a Manosque il 19 Settembre del 1922), raccontano di fosche tragedie familiari( Il sangue degli Atridi”- 1976), antichi delitti mai dimenticati(“Messaggi di morte”), amori fatali (” La tomba di Hélios”) e giovani sbandati (“ Il velo magico). Il più bello, un vero capolavoro, è ” Le secret des Andrones” ) che in Italia fu tradotto con “Morirai per ultima”.
( Sisteron come Noto, il glicine come il giardino, la figlia del farmacista ribelle ed anticonformista, la Resistenza e i suoi crimini, passione e Morte)
Magnan ci ha lasciato altri libri di assoluta eccellenza come “La casa assassinata” con cui vinse Le Prix Mystère de la Critique e ” Les Charbonniers de la Mort”(1984).
Questo romanzo apparve nel 1995 nella collana mondadoriana con il titolo “La polvere della morte” E’ un romanzo particolare, di grande livello letterario ma dal contenuto molto scabroso. Numerosi giallofili rimasero scandalizzati e scrissero lettere di fuoco a Orsi.Anch’io fui tra quelli, ma rileggendo il libro in francese un decennio dopo, ne rimasi affascinata. Il romanzo è ambientato ai primi del Novecento e vede in azione il nonno di Laviolette. Ve lo consiglio.
PS Avendo ad Ispica tutti i libri di Magnan, ho usato la copertina di questo Speciale dei Gialli Mondadori del 1997 in cui sono riuniti “Morirai per ultima” Di Pierre Magnan, “La signora dell’auto con gli occhiali e un fucile” Di Sebasyien Japrisot e “Esca viva” Di Alain Demouzon. L’introduzione è del grandissimo Igor Longo.
2 Mag 2012
193.. New Orleans, vigilia del Mardi Gras.
Tony Wiggins, fotografo del Mornin
g Creole, si reca a notte inoltrata nell’elegante dimora di mrs Cinthia Fontenay nel Quartiere Francese per immortalare per il suo giornale i partecipanti alla festa del Dis, il dio greco degli Inferi. Mentre attende nel bellissimo cortile che ritorni il maggiordomo, arriva la cameriera personale della padrona di casa. E’ piccola di statura ma molto attraente con i suoi capelli rossi e gli occhi blu. Si presenta come Lucy Lake. Wiggins comincia a corteggiarla un po’ per abitudine,un po’ per interesse. La ragazza sa molte cose ma gli confida solo che Cinthia Fontenay sta per risposarsi per la quarta volta. Tace però su chi sia il fortunato. Nel frattempo nel salone tappezzato di seta rosso fiamma i 49 soci del Dis, un’associazione di cui fanno parte alcuni dei personaggi più vista della città, tutti mascherati da diavoli, ballano, bevono e flirtano in un’atmosfera di “ malvagità e di depravazione”.Scattate le foto di rito,
Wiggins torna al giornale e sogna un po’ di riposo per affrontare al meglio il Mardi gras. Invece, dovrà tornare in casa Fontenay perchè , nella stanzetta delle porcellane, è stato trovato il corpo, con il cuore trapassato da un pugnale, di Charles Purnell, uno dei candidati alla mano di Cinthia. La vittima non è certo un modello di virtù. Gestiva un locale notturno il “Red Cat” le cui roulette erano truccate e dove circolava denaro di dubbia provenienza. Molti appartenenti al Dis frequentavano abitualmente il “Red Cat” per cui l’intreccio tra gioco, amori più o meno legali e affari poco chiari è quasi inestricabile. Le indagini sono affidate al gigantesco ispettore Murphy che si avvale anche dell’aiuto del giornalista Wade e dello stesso Wiggins. Sono indagini molto complesse non solo per la presenza di personaggi insospettabili dell’high society ma soprattutto perché l’assassino è un tipo “disperato” che non indietreggia dinanzi a nulla pur di raggiungere i suoi scopi. Così il giorno dopo,il mitico Mardi Gras,mentre tutti gli abitanti di New Orleans e i molti turisti sono in strada per la sfilata dei carri mascherati, egli uccide ancora. E ancora…
“Mardi Gras Murders” è un poliziesco originale e pieno di colpi di scena, dal ritmo frenetico e dal fascino alla Scott Fitzgerald ,ma è anche un noir ante litteram con una non troppo velata critica sociale e un ritratto intenso e veritiero di una città dominata da politici corrotti, donne viziose e affaristi senza scrupoli.
Ottima la traduzione di Francesca Stignani.
30 Apr 2012
Stanno per uscire in edicola i due Classici del Giallo Mondadori di Maggio. Uno doveva essere uno Stark, ma sarà l’ennesimo Poirot, questa volta in gara con il suo famoso omonimo mitologico.(“le fatiche di Hercule” o del lettore?). L’altro
è il già citato “Il dramma del Florida” di Rufus King. Qualcuno sul blog del GM ha tirato fuori il nome del quasi omonimo C.Daly King, di cui Polillo pubblicherà nei Bassotti di Luglio ” Obelists fly high”ovvero ” Il dramma della carlinga”(Ariete ed.1938)o “Morirai a mezzogiorno”(I classici del GM 1995-traduzione integrale grazie al grande Orsi).
A me è invece è venuto in mente,per assonanza, “In alto mare”,il primo poliziesco di C.Daly King uscito nel 1941 tra le palmine per la traduzione di Alberto Tedeschi Borio.
1932: sul “Meganaut” in traversata transatlantica viaggiano, tra gli altri, il magnate Smith con la figlia Cora, il losco avvocato De Brasto e quattro psicologi-psicoanalisti, i dottori Hay, Plechs, Knott Mittle, Rees Pons.Quando il magnate viene assassinato, il capitano affida la soluzione del caso ai quattro luminari. In un vortice di raffinati(e divertenti) esperimenti psicologici, sarà un detective in incognito a scoprire la terribile verità.
Da ripubblicare in una nuova traduzione(altro che rinfrescatina!)
29 Apr 2012
26 Apr 2012
Alla fine degli Anni 90 ricevetti un’e-mail di un Docente di Matematica dell’Università di Roma,l’abruzzese (di Roseto per l’esattezza) Franco Eugeni.
Il professore ,sapendomi collezionista, mi chiedeva in prestito un libro già allora introvabile :“Malpertuis”, il capolavoro del 1943 del belga Jean Ray.* Io non l’avevo,perché non amo particolarmente l’horror, anche se di altissimo livello.
Nonostante la mia risposta negativa,la corrispondenza par Internet tra me ed Eugeni continuò. Così appresi che il professore faceva (come fa)parte di “Uno Studio in Holmes” di cui era(ed è)uno dei massimi esponenti. Grazie a lui, ripresi dopo tanti anni la lettura dell’Holy Canon, mi lasciai incantare dal Big Game e mi avvicinai al mondo affascinante degli apocrifi holmesiani. Ovvero di tutti quei romanzi che hanno come protagonisti nipoti, mogli, amanti, parenti, maestri, allievi ed irregolari di Baker Street. L’elenco è lunghissimo e ricco di sorprese, ma non è possibile parlarne in un blog. La farei troppo lunga.
Nel Giugno del 2002 partecipai al I Convegno Nazionale sulla Letteratura Popolare che si tenne a Roseto per impulso del prof Eugeni. Fu uno degli ultimi convegni di un certo livello d’Italia. Dopo, poiché “con la cultura non si mangia” il nostro Paese è sprofondato in modo irrimediabile nel provincialismo, nell’autoreferenzialità, nella volgarità televisiva, nella vergogna delle olgettine e del bunga bunga.
A Roseto, su un mare da favola, si riunirono esperti europei di S. Holmes di grande livello. Ricordo il maggiore inglese Philip Weller e il belga André Verbrugghen. Costui era allora presidente dell’Associazione Jean Ray.
Parafrasando Manzoni, potrei dire “Jean Ray, chi è costui?” e non sarei lontana dal vero. Ad eccezione dell’introvabile Malpertuis nessun altro suo libro o scritto è stato tradotto in Italia(mentre sono stati tradotte moltissime betises americane…)
Jean Ray è invece celebre nei paesi francofoni anche perché è il papà letterario di uno dei più famosi “allievi” del Sommo Sherlock: il detective americano Harry Dickson. Egli vive a Baker Street 221B insieme con il giovane aiutante Tom Wills. Ha una governante mrs Crown come SH, un laboratorio attrezzatissimo e si interessa di casi molto strani in cui l’elemento fantastico è dominante.
Jean Ray scrisse dal 1929 al 1938 ben 178 avventure di Harry Dickson, ma io posseggo solo “La Maison du Grand Péril” del 1935, che mi è stato regalato da un caro amico e collezionista di Bordeaux. Comunque, è un testo che esprime in modo esemplare la poetica di Jean Ray.
In un piovoso e tetro après-midi ottobrino, Dickson e Wills ,passeggiando per Neate Street, vengono attirati dalla vetrina di un negozio polveroso da dove un viso pallido e repellente dagli occhi da alosa li osserva fissamente. Tornati a casa, a Baker Street 221B, i due scoprono con orrore che l’uomo mostruoso sta fermo sull’altro lato della strada. Dickson allerta Scotland Yard e così scopre che il negozio appartiene ad un certo Phil Rummy. Costui è morto un mese prima. La sua erede,una vecchia serva, è ricoverata in condizioni penose in un ospizio di Dulwiich. Durante la perquisizione del negozio Dickson, Wills e il poliziotto Wolton scoprono un trono e una lettera in cui si annuncia l’assassinio di lady Ruth Branican. Nonostante gli sforzi congiunti di Dickson e della polizia, la nobildonna viene assassinata. Il marito della vittima terrorizzato si rifiuta di collaborare, ma rivela che ha incontrato lady Branican a Teheran , in Persia….
Com’è facile arguire da questi pochi dati, Dickson non è il positivista Holmes . Egli è il “detective del soprannaturale, ..indaga in una Londra oppressa da due paurose realtà: una ben visibile e naturale, l’altra artificiale e generata da riti occulti e dalle droghe”**
Ed il suo mitico autore sta metà strada tra Edgar Allan Poe e Lovecraft.
* Il libro fu pubblicato per la prima volta da Sugar nel 1966 e ha avuto una seconda edizione nel 1990 nella collana “Oscar Horror” della Mondadori. Per saperne di più vi consiglio la splendida recensione sul web di Rosalba Balsàno.
** “Sherlock Holmes: il grande detective di rinomanza internazionale” a cura di Franco Eugeni e Leo Marchetti 2002 pag 45
24 Apr 2012
Nel 1951, Douglas Sirk( al secolo Hans Detlef Sierck -Amburgo 1
897) diresse questo poliziesco che recentemente è uscito in DVD. E’ uno dei film meno noti di quello che è considerato a ragione il Re del Mélo, il regista di ” Magnifica ossessione”(1954), di “Secondo amore”(1955) con la coppia Rock Hudson e Jane Wyman, “Come le foglie al vento”(1956)e soprattutto “Lo specchio della vita”(1959) che è il canto del cigno della 2divina” Lana Turner. Il fatto che questo film sia misconosciuto al grande pubblico non vuol dire che sia un’opera mediocre: tutt’altro!
Tratto dal testo teatrale “Bonaventure” di C. Hastings, il film si fa infatti apprezzare per la trama in perfetto equilibrio tra l’indagine poliziesca e il melodramma, la bravura delle interpreti femminili che rispondono ai nomi di Claudette Colbert( suor Maria che si improvvisa detective per pietà) e di Ann Blyth( bella fanciulla condannata a morte per l’assassinio del fratello), l’efficacia dei dialoghi e la tensione che percorre tutti gli 84 minuti della pellicola e che ha il suo acme nella terribile scena finale sulla torre campanaria del convento di Fen, nel Nolfolk.
NB Su questo blog ho recensito un altro dei Sirk poco noti “Donne e Veleni” (1948)sempre con Claudette Colbert
22 Apr 2012

Nei prossimi giorni uscirà nella collana I Bassotti(n 112) “Mr Pinkerton has the clue” (1936) che da molti è considerato il capolavoro di David Frome alias Leslie Ford alias la californiana Zenith Jones Brown(1898-1983).
Il Giallo apparve per la prima volta nel febbraio del 1940 tra le Palmine con il titolo “ La rivincita del signor Pinkerton” e la traduzione di Alfredo Pitta. L’anno prima era apparso “ L’avventura del signor Pinkerton” che, com’è facile arguire dal titolo originale “The black envelope:mr Pinkerton again”, è successivo al nostro(è del 1937).
Protagonista di entrambi i mystery è mr Pinkerton, che abbiamo visto al suo debutto, anche se in posizione defilata, in “I delitti di Hammersmith” (Bassotto n 64). Morta la moglie, una terribile ostessa, Mr Pinkerton ha conquistato la libertà e una rendita. Così può viaggiare per la sua amata Inghilterra- lui è gallese- e dedicarsi ai casi misteriosi che gli capitano a tiro. Ha dalla sua il fatto che è il più improbabile dei detective, in quanto timido “come un coniglio, sempre fuori posto, goffo ed insignificante” Passando inosservato, curioso e sagace com’è può intrufolarsi nei recessi di un affaire, ricevere confidenze preziose, raccogliere indizi. In questo caso in cui “has the clue” “opera”a Bath. Alla stazione di Paddington incontra una bella fanciulla, Cecilia Peyton, e un aspirante attore , Vernon Crosby.(Come da copertina) Sul treno che lo porta nella rinomata località termale un simpatico signore con il cane Crippen gli parla di Blandford House e di Ellen Crosby, un’ex grande attrice cui l’hotel appartiene. Per tutti questi personaggi e soprattutto per seguire il suo istinto si sistema nel citato hotel e viene a conoscere la Crosby, donna “avida ed avara” come poche. Di lì a poco la donna viene soffocata. Mr Pinkerton si attiva e non solo scopre l’assassino ma si fa anche pronubo di una doppia coppia di innamorati.
Il ritmo narrativo di questo giallorosa dei bei tempi andati è lentissimo, la cura dei dettagli può annoiare il lettore di oggi che ama le storie tagliate con l’accetta, ma il fascino del mystery è intatto.
Imperdibile.